Social Media, terroristi e guerrafondai

13 novembre 2015, capitolo duro, negativo e indelebile nella storia del mondo.

Molte persone sono morte e molte di più sono state ferite nell’attacco terroristico rivendicato dall’ISIS, Islamic State of Iraq and Syria, nella città di Parigi.
Le origini di questo gruppo, fondato da Abu Mus’ab al-Zarqawi, risalgono al 2004, con l’obiettivo di combattere l’occupazione americana dell’Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli USA dopo il rovesciamento di Saddam Hussein. Le ragioni di questo e delle altre azioni terroristiche precedentemente rivendicate da ISIS, sono ancora oggi legate a interessi politici ed economici internazionali.

Il boato mediatico dei giorni seguenti, rende evidente come la comunicazione sia stata definitivamente rivoluzionata. I caratteri cubitali dei titoli di giornale e le presentazioni televisive, producono i loro effetti più eclatanti quando sono viralizzate attraverso i Social Media. L’ingegneria della comunicazione dell’orrore è progettata per essere tagliente, istantanea, inquietante e costantemente straziante, per il progetto più infausto di manipolazione mentale della massa.

Le menti tecnologiche informatiche dell’ISIS hanno il loro protocollo di comunicazione strategica in due fasi: strage e rivendicazioni video online, coltello e AK-47 alla mano.
Mentre l’abominevole marketing della guerra, rincorre il titolo sensazionale, più fa male, più viene cliccato.

Le nuove frontiere della moralità non impediscono di pubblicare e proiettare immagini sanguinarie e violente, l’odio è l’ingrediente fondamentale per il coinvolgimento degli utenti, la paura è la molecola di un marketing malato, il cui interesse è confondere, creando rabbia e senso d’ingiustizia.

Oggi assistiamo al ruolo bivalente dei Social Media, mezzi che negli anni abbiamo accettato e apprezzato per la semplicità con la quale sono capaci di avvicinarci, permettendoci di condividere, mentre spesso indottrinano subdolamente a giudicare con superficialità, creando fazioni e innescando il fenomeno dell’omologazione. Con la stessa grazia, oggi, ci trascinano nell’imbuto più squallido e vorticoso, allenati a sparlare e convinti di farlo nel modo giusto anche senza conoscere.

Odia il prossimo, generalizza ed erigiti pubblicamente a opinionista, OGGI PUOI. La causa è secondaria, l’obiettivo è sfogare il caricatore d’insulti e pregiudizi preparato negli anni di gavetta. Questo è il momento: “Armi silenziose per guerre tranquille”, manuale tecnico del terrorista, il vero terrorista, quello che fomenta il panico, tirando il sasso e nascondendo la mano.

In questo momento, hai un’altra possibilità: FERMATI.

Prima di sparare anche tu, leggi un buon libro, informati, ascolta, osserva con attenzione chi ti sta parlando e rifletti. Cosa ti stanno facendo fare? Sei diventato anche tu uno di quelli che generalizzano senza sapere? Quando hai smesso di guardare le persone negli occhi?

In un momento di grande confusione, avere le idee più chiare è un vantaggio inestimabile, per non intossicare la propria esistenza, per evitare di essere un altro petardo acceso dall’opinione pubblica e dall’ignoranza. Si dice che chi ha vissuto il terrore, porti dentro di se la consapevolezza che la vita è un dono, che purtroppo molti perdono in un fatale destino. Se vorrai trasmettere questa lezione ai tuoi nipoti, fallo responsabilmente, chissà loro dove pubblicheranno le loro idee o se leggeranno ciò che scrivi tu oggi. Le controazioni, compreso combattere, saranno ponderate, migliori, selettive e sicuramente più produttive.

Questo articolo è dedicato a chi crede che anche durante i momenti più difficili ci siano delle importanti lezioni per crescere, che per essere veramente liberi è necessario sapere e che l’intelletto vince sempre contro la mediocrità